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Centri medici

18 giu 2026

Ricerca MioDottore: il 74% dei Centri medici non investe in marketing - o lo fa male

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Emilia Granito | MioDottore

 

Avere un sito web non significa fare marketing. E avere una presenza online non significa necessariamente acquisire nuovi pazienti.

Secondo una ricerca condotta da MioDottore su 1.668 strutture sanitarie private italiane, quasi tre Centri medici su quattro non dispongono di una strategia strutturata di acquisizione: il 24% dichiara di non investire affatto in marketing, mentre il 50% considera il semplice sito web come principale attività promozionale.

In altre parole, il 74% delle strutture analizzate non investe in marketing oppure si limita a strumenti che, da soli, difficilmente possono sostenere la crescita nel lungo periodo.

 

 

Il sito web è ancora considerato sufficiente

Tra i Centri medici intervistati, il sito web rappresenta il principale investimento marketing per una struttura su due. Solo una minoranza utilizza strumenti di acquisizione più evoluti: Google Ads è impiegato dal 6% del campione, mentre appena il 4% si affida a un'agenzia esterna.

Principali investimenti in marketing (3)

Il sito web rimane quindi il canale più diffuso, ma raramente è supportato da attività di ottimizzazione, contenuti o campagne in grado di generare domanda in modo continuativo.

Il problema non è la presenza online, ma ciò che accade dopo

La ricerca mostra che la maggior parte delle strutture non è affatto assente dal digitale. Il 76% dispone infatti di almeno un canale online attivo tra sito web, Google Business Profile e social network.

Il punto è che la presenza online non sempre si traduce in nuovi pazienti: nonostante la diffusione dei canali digitali, l'84% delle prenotazioni continua ad arrivare tramite telefono. Questo significa che molti strumenti digitali esistono, ma non sono ancora integrati con i processi quotidiani della struttura.

Il sito web è presente, ma spesso non offre un percorso di prenotazione immediato. La scheda Google esiste, ma non è collegata all'agenda. I social sono attivi, ma non guidano il paziente verso una conversione concreta.

Una crescita ancora affidata alla segreteria

La mancanza di integrazione si riflette anche sull'organizzazione interna.

Nel 73% dei casi è infatti la segreteria a gestire direttamente l'agenda e il processo di prenotazione. E quasi quattro strutture su dieci lavorano ancora senza un software gestionale sanitario dedicato: il 21% utilizza carta e penna, mentre un ulteriore 18% si affida a strumenti generici come Excel o Google Calendar.

Il risultato è un'organizzazione fortemente dipendente dalle attività manuali, dove la gestione delle richieste, dei promemoria e delle prenotazioni ricade quasi interamente sul front office.

Il ritardo digitale non è culturale
 

Il campione analizzato è composto prevalentemente da realtà di piccole dimensioni.

Il 58% dispone di uno o tre ambulatori e il 22% di quattro o cinque. Si tratta nella maggior parte dei casi di Centri medici indipendenti, privi di figure dedicate al marketing o all'innovazione digitale.

Per questo motivo, il ritardo osservato dalla ricerca non va interpretato come una resistenza al cambiamento.

Piuttosto, è la conseguenza di una struttura organizzativa che lascia poco spazio a investimenti, competenze specialistiche e tempo da dedicare alla crescita.

 

Dalla presenza online a un sistema integrato

La fotografia scattata dalla ricerca MioDottore racconta un settore che ha già iniziato il proprio percorso di digitalizzazione, ma che fatica ancora a trasformare strumenti e canali in processi realmente connessi.

Il tema non è più semplicemente "essere presenti online", ma costruire un ecosistema in cui visibilità, prenotazioni e organizzazione interna lavorino insieme.

Perché oggi il problema non è l'assenza del digitale. È la distanza che ancora separa marketing e operatività.

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Emilia Granito | MioDottore

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